Crisi di governo, Appunti di navigazione nella crisi

Forlì, 8 gennaio 2021 – Con tutta evidenza il Governo Conte/bis è agli sgoccioli e si avvia ad un’importante verifica che, nelle intenzioni di molti dovrebbe imprimere un profondo cambio di strategia sanitaria-politica-economica nel Paese.

Perché la crisi di Governo?

Tutti gli elementi di sfiducia e di presa d’atto dell’esaurirsi di un ciclo sono già all’interno della Maggioranza e non sono certo determinati da iniziative politiche dell’opposizione la quale si limita al minimo sindacale di critica ma non è in grado di proporsi come soggetto di Governo alternativo.

Genesi e soluzione della crisi sono quindi tutte a carico dell’attuale maggioranza. Esistono cause prossime e remote nell’esaurirsi per inedia del patto di maggioranza tra PD e 5S. Qui ci si limita ad elencare alcune tappe che hanno portato allo shutdown odierno.

La seconda ondata della pandemia ha dimostrato, senza ombra di dubbio, l’immobilismo Governativo nei mesi di “tregua”:

  • Mancato potenziamento in termini di personale e di infrastrutture del Sistema Sanitario Nazionale, specialmente nei presidi sanitari territoriali.
  • Una politica di riapertura delle scuole troppo incentrata sulle aule e sugli edifici scolastici ma del tutto incurante della mobilità e del trasporto pubblico, in termini di aumento della flotta ai fini di aumentare quantità e frequenza dei trasporti nelle ore chiave e di massimo intasamento degli stessi.
  • Il rifiuto ideologico di attingere al Fondo MES di 36 miliardi per la Sanità, con il beffardo risultato di vedere nella legge Finanziaria “soltanto” 9 miliardi di fondi aggiuntivi.
  • L’accentramento, insolito e irrituale, dei poteri esecutivi nelle mani del Presidente Giuseppe Conte che in base ad “expertise” – di non sempre trasparente origine – ha abusato dello strumento dei Decreti Presidenziali. Scavalcando le prerogative Parlamentari anche in ambiti non legati alla pandemia. Si accenna qui di sfuggita, ma senza sminuirne l’importanza, alla gestione “privatistica” dei Servizi Segreti, a piccole norme ad personam non ché a una politica dei bonus a debito, che talvolta rasentano il ridicolo.
  • Cinque scostamenti di bilancio in meno di un anno, tutti in deficit.
  • L’assenza di un piano vaccinale.
  • L’assenza di un piano organico di investimenti per attingere al recovery fund.

Tutte ragioni più che sufficienti per mettere in discussione modi ed assetti di Governo.

Risolvere la crisi

La situazione ormai compromessa non consente il “tirare a campare” perché a breve i nodi economici e sociali esploderanno con la medesima virulenza della pandemia. Ci riferiamo ad un’altra caratteristica Governativa: la proroga continua. Non si può finanziare all’infinito la Cassa Integrazione, né all’infinito si possono bloccare licenziamenti e sfratti.

Il cambio di passo serve a dare una strategia politica al Paese, gli assetti seguiranno.

Tenendo conto di evidenti criteri di urgenza 4 sono le soluzioni possibili:

  1. Voto anticipato. Impraticabile al momento vista la curva dei contagi e tecnicamente, quasi, impossibile in tempi migliori per queste ragioni: ad agosto inizia il “semestre bianco” della Presidenza della Repubblica – in cui è Costituzionalmente impedito lo scioglimento delle Camere e la convocazione delle Elezioni –; il referendum per il taglio lineare della rappresentanza Parlamentare necessita di una nuova Legge Elettorale che, seppure ordinaria, non è semplice da costruire e rendere efficiente. Queste e altre ragioni rendono le elezioni anticipate non solo sconsigliabili ma anche di quasi impossibile realizzazione. Chi mette sul tavolo questa ipotesi semplicemente bluffa.
  2. Rimpastino di Governo: un’ipotesi non solo minimalista ma anche senza costrutto. Spostare, aggiungere, sostituire qualche ministro, vice o sottosegretario, senza modificare il “modus” di Governo, non solo non sarebbe compreso, ma assumerebbe il tratto inaccettabilmente provocatorio del “due briciole distribuite e va tutto bene madama la marchesa”. Irricevibile. E se qualche truppa cammellata di “responsabili” pensa di riproporre lo schema Razzi-Scilipoti, sappia che si espone al ludibrio e all’instabilità.
  3. Ipotesi “Conte Ter”. Sempre minimalista ma in grado di incidere pesantemente sulle attuali dinamiche Governative, costringendo Giuseppe Conte a una reale collegialità e ad avere realmente il Parlamento come interlocutore. In questo caso, dovendo necessariamente andare a toccare gangli determinanti nella struttura governativa, è necessaria una crisi “formale” con dimissioni e nuovo incarico. Sempre ricordando che l’incarico lo assegna il Presidente della Repubblica udite le forze parlamentari, i vertici di Camera e Senato, le forze politiche, sindacali ed economiche.
  4. La strada più ambiziosa e complessa, ma con reale possibilità di incidere sulla realtà Italiana, allargare la maggioranza di Governo senza pregiudizi, ma con la dovuta presa di responsabilità vera, cioè politica e sociale e non di poltrone, ed un Governo autorevole in Italia, in Europa, nella comunità internazionale. Naturalmente questo prevederebbe una dolorosa esclusione del presidente Conte della sua corte dei miracoli, per lasciar spazio ad una figura unificante, trasversalmente riconosciuta come autorevole. Non – come qualcuno sostiene – per un cosiddetto Governo “tecnico” ma per un Governo “politicissimo”, che getti le basi per una ristrutturazione e stabilizzazione su nuovi patti Istituzionali di tutto l’assetto politico-economico del Paese. Per riassumere in una battuta, non si tratta di un “modello Monti” bensì di un “modello Ciampi” o, per andare indietro nella memoria in una situazione con delle similitudini con quella attuale, un “modello Parri”.

È del tutto evidente che l’estensore di queste note prediliga la soluzione 4 e, solo in subordine, la soluzione 3, ma è doveroso sottolineare che chi scrive non ha alcun titolo né talento ad indicare una linea politica al PSI (peraltro assente).

Lo scopo pratico di questo piccolo palinsesto è quello di costruire in questi giorni un confronto e un sostegno alle parole e alle scelte del Compagno Nencini che in Senato sarà chiamato a decisioni importanti, le quali, per quanto sciolte da vincoli di mandato, avranno un impatto sul PSI fino a deciderne le sorti.

Fare Politica è prendere posizione e responsabilità di fronte a tutti. È un fatto di credibilità e rispetto. Delegare ad altri sperando di raccogliere qualche frutto è tutt’altro.

Luca Pellegri, Direzione Nazionale PSI, Segretario PSI Federazione di Forlì


Credits foto: Di Presidenza della Repubblica, Attribution, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=81896133

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