Lettera ai Socialisti della Federazione forlivese

Care Compagne e Compagni,

Vi scrivo per un affettuoso saluto e per qualche riflessione maturata in questo difficile periodo per tutti noi.

Innanzitutto il mio augurio è che voi ed i vostri cari godiate di buona salute e della serenità di spirito necessaria ad affrontare una situazione tanto grave quanto inedita.

Spesso si paragona la pandemia alla guerra, paragone suggestivo ed immediato ma forse non del tutto pertinente; parlando infatti con i miei pochi parenti rimasti, che la Guerra la hanno vissuta, emergono considerazioni unanimi.

Infatti, nella tragedia del conflitto, si innescavano delle dinamiche di socialità nuova, di solidarietà trasversale ed anche di promiscuità (basta pensare al suono delle sirene prima dei bombardamenti che costringevano anche perfetti sconosciuti alla coabitazione nei rifugi), che probabilmente furono uno dei primi nuclei comunitari che ci hanno portato alla Democrazia ed alla Repubblica.

La pandemia ci obbliga invece alla distanza, all’isolamento, alla mancanza di condivisione degli spazi, siano essi pubblici o privati, all’interno di un contesto sociale già sfibrato da modelli di Società fortemente individualistici, concorrenziali fino all’eccesso, narcisistici.

E’ questa una piccola riflessione su cui soffermarsi per il “dopo”, perchè il “dopo” ci sarà.

Cosa significherà tornare alla normalità? Al mondo pre-pandemia, con i suoi squilibri, la sua insostenibilità, la sua miopia verso il futuro?

Oppure lo choc violento ci porterà a ripensare profondamente e criticamente ai modelli di società egemoni negli ultimi trent’anni? Si dovranno pensare nuovi paradigmi?

E’ del tutto evidente, e lo scrivo senza alcun intento polemico, che “riaccendere il motore” sarà impresa molto più ardua dell’attuale bolla di silenzio surreale che avvolge le nostre città ed i nostri borghi.

Credo sia doveroso preoccuparsi del fatto che concretamente rischieremo di contare più disoccupati che deceduti, più poveri che malati, più Depressioni che Polmoniti.

Se ora è sacrosanto attenersi alle disposizioni di quarantena e di coprifuoco di fatto – ma sempre con il cervello acceso- è altrettanto importante osservare le saracinesche abbassate, la difficoltà di sopravvivenza dei lavoratori autonomi, degli artigiani e dei dipendenti di aziende ferme, ai nostri ragazzi che non possono studiare nelle condizioni migliori.

Osservare che il territorio più ferito dalla pandemia è quello più globalizzato, quello più connesso con il mondo non è un esercizio ozioso.

Constatare i continui conflitti tra Stato e Regione deve risuonare come un campanello di allarme per la tenuta stessa della nostra nazione.

Prendere atto che la sanità privata è votata, anche in situazioni di emergenza, al solo profitto non è bestemmiare in chiesa.

Dire che ora è il momento di “buttare soldi dall’elicottero”, di pompare liquidità nel sistema economico senza troppe timidezze o paturnie ideologiche, non è lesa maestà.

Ho personalmente molto apprezzato un frase di Mario Draghi che dice “meglio fare più debito pubblico ora piuttosto che gravare i cittadini di debito privato”: mi pare, nella sua apparente semplicità, un buon punto di partenza.

E’ evidente che la Politica, nell’assumersi le proprie responsabilità, debba tornare centrale, coinvolgendo in uno sforzo comune tutti, al di là degli schieramenti, con un avvertimento però: chi pensa che convenga tatticamente campare di rendita facendo solo opposizione, sarà marginalizzato, destinato alla panchina se non addirittura alla tribuna della Storia.

Come Socialisti, abbiamo il dovere di mettere sul tavolo le nostre idee e la nostra esperienza.

A questo proposito sembra che, dopo estenuanti discussioni, sia stata accettata la nostra proposta di un nutrito gruppo di Compagne e Compagni della Direzione di svolgere una conferenza programmatica-organizzativa, non solo di Partito ma allargata a tutte le realtà Socialiste nel nostro Paese.

Una conferenza vecchio stile, con delegati, esperti di area, con tesi e documenti (non una festa, una kermesse, una leopoldina) per riempire nuovamente il nostro piccolo zaino di riforme, anche radicali, e di valori solidali, liberi e fraterni: un pensiero forte, dopo decenni di non-pensiero e di progressiva liquidazione dei valori fondanti della nostra Repubblica.

Carissimi, mi scuso per la lunghezza, ma avvertivo la necessità di restare connesso, seppur virtualmente, alla mia/nostra comunità

Vi abbraccio con tanto affetto

Luca

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